La proposta del bonus casalinghe è tornata alla ribalta, sollevando non poche perplessità tra coloro che si trovano a fronteggiare l’argomento delle pensioni, particolarmente nel caso delle donne che dedicano la propria vita a gestire casa e famiglia.
È un tema che tocca da vicino migliaia di famiglie italiane, soprattutto in un contesto economico dove la sicurezza economica futura sembra più sfuggente che mai.
Ma cos’è davvero questo bonus? Si tratta di una misura pensata per aiutare le casalinghe a versare contributi previdenziali, che altrimenti non sarebbero in grado di accumulare per poter ottenere una pensione. Se la cifra di 200 euro al mese per versare un contributo per la pensione può sembrare allettante, la domanda che si fa strada nella mente di molti è: è sufficiente per garantire una pensione dignitosa?
Bonus Casalinghe: come funziona
A fronte di un’emergenza sociale ed economica che spinge verso soluzioni di sostegno, non è raro che il bonus casalinghe venga visto come una risorsa provvisoria. Può sembrare l’inizio di un nuovo modello di previdenza, ma occorre fare attenzione a non ridurre il valore di una pensione degna a una soluzione che non garantisce un futuro solido.

Bonus Casalinghe: come funziona – ledonnedelfood.it
Il sistema pensionistico italiano è complesso, basato su un mix tra contributi versati e le aspettative relative agli anni di lavoro accumulati. Semplicemente versare un contributo mensile di 200 euro non basta per garantirsi una pensione in linea con le necessità quotidiane, specie considerando l’aumento dei costi della vita e le problematiche legate all’inflazione.
La verità è che, per quanto il bonus sia una piccola boccata d’ossigeno per molte, la pensione non può essere costruita su un contributo di così basso valore. Infatti, un contributo di 200 euro al mese per 12 mesi all’anno ammonta a 2.400 euro annui, una cifra ben lontana dalle necessità economiche di una persona che, magari, vive da sola o ha bisogno di coprire anche le spese per l’assistenza sanitaria o altre necessità.
In un mondo che cambia, con la precarietà del lavoro che cresce, questa soluzione potrebbe anche non essere sufficiente a costruire una base solida per un futuro di pensione. Ma non è solo una questione numerica. C’è anche il tema del riconoscimento del lavoro domestico e di cura che molte casalinghe portano avanti, spesso ignorato. Il bonus, purtroppo, non risponde a una vera e propria valorizzazione del lavoro che queste donne svolgono quotidianamente.
Ma c’è un altro aspetto interessante che pochi prendono in considerazione. Se da un lato la previdenza obbligatoria può non essere sufficiente, le politiche di sostegno alle famiglie, aiuti per la casa e i figli, sono ancora scarse e inadeguate. Per le casalinghe, la pensione è solo uno dei problemi: l’altro è la difficoltà di emergere dal lavoro domestico e prendersi cura della propria vita economica. Perché il vero nodo, alla fine, non è solo quanto guadagna un casalingo, ma quanto gli viene dato per potersi autonomizzare dalla famiglia in termini economici.








