La farina di insetti è più usata di quanto si pensi, anche in Italia, in diversi cibi. È quindi utile sapere dove sia possibile trovarla se non amiamo l’idea di consumarla.
La cucina si evolve e può portare a sperimentare soluzioni nuove che possono consentire di provare piatti particolari, a cui magari non avremmo nemmeno pensato in passato ma che possono rivelarsi davvero gustose. Anzi, se a questo possiamo coniugare un buon valore nutritivo non possiamo che essere del tutto soddisfatti, al punto tale da mettere da parte lo scetticismo iniziale che potremmo provare. Questo può valere anche per un ingrediente particolare, che potrebbe non convincere chi non ama sapori inediti e di dubbia provenienza, come è il caso della farina di insetti.
La sua provenienza è quindi del tutto diversa rispetto a quella che siamo normalmente abituati a utilizzare, ma sta diventando sempre più utilizzata anche da parte degli chef più importanti, che ne apprezzano le potenzialità. Tra queste una delle più diffuse è quella di grillo, che possiamo trovare in numerosi alimenti, è bene sapere di quali si tratta così da regolarsi di conseguenza se vogliamo evitare di consumare qualcosa ci fa addirittura impressione.
Non ami la farina di insetti? E’ più diffusa di quello che credi
Utilizzare la farina di insetti nei cibi è ora possibile, chi lo fa non commette quindi nessunn abuso. La più sfruttata in cucina è quella di grillo, anzi da un paio d’anni è arrivato l’ok al suo sfruttamento anche da parte dell’Unione Europea, che ha voluto omologarsi con altre culture dove il suo uso è ormai una consuetudine.
Sono quasi 5o i Paesi del mondo, compresi Australia e Stati Uniti, dove la farina di insetti, e di grillo in modo particolare, è consumata al pari di molti altri ingredienti. I numeri evidenziati da Generation Vegan ci danno la portata di un cambiamento che non può essere sottovalutato: in tutto il mondo, le persone utilizzano circa 2.100 specie di insetti per il cucinare, con grilli e cavallette tra gli snack di street food preferiti.

Tante culture consumano a tavola il grillo – Ledonnedelfood.it
La farina di grillo, in modo particolare, è adatta per rendere gustosi diversi alimenti, compresi quelli che finiscono più spesso sulla nostra tavola. È il caso di pane, grissini, cracker, panini multicereali, miscele secche per prodotti da forno, biscotti e barrette ai cereali. La lista è però ancora più lunga e comprende anche diversi primi e secondi che caratterizzano la dieta di molti di noi, come e salse, i prodotti trasformati a base di patate, i piatti a base di leguminose e verdure, la pizza, i prodotti a base di pasta, il siero di latte in polvere, i prodotti sostitutivi della carne, le minestre concentrate o in polvere, gli snack a base di farina di granturco.
Non sono escluse però nemmeno le bevande come la birra, la frutta a guscio e i semi oleosi, gli snack diversi dalle patatine e i preparati base di carne, destinati al consumo generale e i prodotti a base di cioccolato. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti, è praticamente quasi impossibile trovare qualcosa che non rientra nella nostra quotidianità, con il rischio di consumare qualcosa senza sapere il tipo di farina con cui è stato realizzato.
Questo modo di agire non rappresenta un problema solo per il sapore che possono avere i cibi, ma anche per eventuali problemi che questo potrebbe causare alla nostra salute, ma a rassicurare tutti su questo ci ha pensato l’Unione Europea escludendo questa teoria. Anzi, la FAO ritiene che gli insetti siano una fonte proteica alternativa e sostenibile, anche se c’è chi ha dubbi sulle modalità di abbattimento, non così etiche. Nel caso dei grilli in genere l’uccisione avviene per congelamento, anche se spesso avviene l’effetto opposto, ovvero il riscaldamento o la triturazione.








