Allarme su partite di frutta italiana contaminate da una sostanza tossica bandita in Europa. Ecco cosa è stato rilevato, quali sono i rischi e cosa sapere sui controlli.
Il Dormex, prodotto a base di idrogeno cianammide, non avrebbe più dovuto entrare nei campi italiani dopo il bando europeo consolidato nel 2022. E invece torna, seppur in forma temporanea. Il Ministero della Salute ha concesso una deroga limitata per la stagione in corso, consentendone l’impiego nelle coltivazioni di kiwi in cinque regioni del Sud: Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Una decisione che riapre un dibattito delicato, dove si intrecciano cambiamenti climatici, competitività agricola e tutela della salute pubblica.
Perché il Dormex era stato vietato e cosa comporta la deroga
Il principio attivo del Dormex, l’idrogeno cianammide, è classificato come sostanza potenzialmente pericolosa. Già nel 2008 l’Unione Europea lo aveva escluso dall’elenco delle sostanze attive approvate. Il divieto è stato poi rafforzato fino a diventare pienamente operativo nel 2022. Le ragioni riguardano la tossicità elevata, il sospetto di cancerogenicità, la possibile azione come interferente endocrino e i rischi per la fertilità e lo sviluppo fetale.
Va precisato un punto, spesso oggetto di semplificazioni. I rischi maggiori riguardano soprattutto l’esposizione diretta di agricoltori e lavoratori stagionali che manipolano e spruzzano la sostanza. Per i consumatori finali il pericolo è teoricamente ridotto, perché la molecola tende a degradarsi nel tempo e, se rispettati i tempi di carenza, i residui sul frutto dovrebbero rientrare nei limiti consentiti. Quel “dovrebbero”, però, pesa. I controlli sul territorio non sempre sono uniformi, e le deroghe introducono margini di incertezza.

Concorrenza greca, mercato nero e il nodo della competitività – www.ledonnedelfood.it
Il Dormex viene utilizzato per stimolare l’uscita dalla dormienza invernale. Le colture come kiwi, ciliegio, vite e melo hanno bisogno di un certo numero di ore di freddo, cioè temperature sotto i 7°C, per attivare correttamente la ripresa vegetativa. Gli inverni sempre più miti riducono queste ore, con effetti evidenti: germogliazione irregolare, produzione ridotta, qualità non omogenea. Il Dormex agisce come un interruttore chimico, anticipando la ripresa vegetativa e uniformando la fioritura.
Il problema non è solo sanitario. La sostanza è considerata pericolosa anche per l’ambiente, con possibili effetti sugli organismi acquatici, sugli insetti utili e sulla microflora del suolo nelle fasi successive al trattamento. La deroga concessa è temporanea e limitata alla stagione in corso, ma resta il fatto che si tratta di una sostanza ufficialmente bandita a livello europeo.
Il Ministero ha parlato di misura emergenziale, legata alle condizioni climatiche e alle difficoltà del settore. Saranno decisivi i dati raccolti nei prossimi mesi per valutare un eventuale rinnovo. Intanto, il segnale che arriva al comparto agricolo è chiaro: in presenza di pressioni economiche e climatiche, la linea del divieto può essere temporaneamente piegata.
Concorrenza greca, mercato nero e il nodo della competitività
Dietro la decisione si muove un elemento economico preciso: la concorrenza della Grecia, principale competitor dell’Italia nella produzione di kiwi. In Grecia il Dormex è stato utilizzato in deroga almeno dal 2021. Questo consente ai produttori ellenici di ottenere una ripresa vegetativa anticipata, arrivare prima sul mercato e spuntare prezzi più alti per le primizie.
Le organizzazioni dei produttori italiani, tra cui Italia Ortofrutta, che rappresenta circa il 40% della produzione ortofrutticola nazionale, hanno sostenuto la necessità della deroga per evitare uno squilibrio competitivo. Il ragionamento è lineare: se un concorrente utilizza uno strumento che aumenta resa e anticipo di raccolta, chi non può farlo parte svantaggiato. Il rischio, però, è quello di una corsa al ribasso nella tutela sanitaria, dove ogni Paese concede deroghe per non perdere quote di mercato.
C’è poi un capitolo meno visibile ma rilevante: il mercato nero. Negli ultimi anni sono emersi casi di importazioni illegali di Dormex. Il sequestro di 40 tonnellate nel porto di Bari ha mostrato come il divieto non fosse sufficiente a bloccarne la circolazione. Quando la domanda del settore resta alta e l’offerta legale è chiusa, il contrabbando trova spazio.
La deroga potrebbe quindi avere una doppia lettura. Da un lato consente ai produttori di operare alla luce del sole, con tracciabilità e controlli ufficiali. Dall’altro legittima temporaneamente una sostanza considerata pericolosa. È un equilibrio fragile.
Il nodo centrale resta il cambiamento climatico. Le coltivazioni di kiwi, concentrate soprattutto nel Centro-Sud, soffrono la riduzione delle ore di freddo. Senza interventi correttivi la produzione rischia di calare in modo significativo. Gli esperti indicano la necessità di investire in varietà più resistenti, tecniche agronomiche adattate ai nuovi climi e fitoregolatori alternativi meno tossici.
Per ora la scelta è stata quella della deroga. Non una revisione strutturale della normativa, ma un’autorizzazione limitata nel tempo. Il Ministero valuterà gli effetti sul campo prima di decidere eventuali proroghe. Nel frattempo il settore osserva, diviso tra esigenza di sopravvivenza economica e timori per la salute di lavoratori e ambiente.
La vicenda del Dormex racconta molto più di una sostanza chimica. Racconta la tensione tra produzione agricola, sicurezza sanitaria e pressione dei mercati internazionali. Un equilibrio che, negli anni del clima che cambia, diventa sempre più difficile da mantenere.








