Un nutrizionista indica tre alimenti comuni da limitare nella spesa quotidiana per il loro impatto su metabolismo, glicemia e salute cardiovascolare, anche se sono tra i più acquistati
Fare la spesa è un gesto quotidiano. Eppure tra scaffali e offerte si nascondono scelte meno scontate di quanto sembrino. Un nutrizionista molto seguito sui social, noto come @emanuelezap, ha indicato tre categorie di alimenti che eviterebbe di acquistare al supermercato. Le sue affermazioni hanno suscitato discussione, perché toccano prodotti comuni e radicati nelle abitudini di molte famiglie italiane.
Il punto centrale non è demonizzare il singolo alimento, ma riflettere sul grado di trasformazione industriale e sulla qualità delle materie prime. La questione, già, riguarda soprattutto la frequenza e le quantità.
Succhi di frutta, insaccati e carni lavorate: cosa osserva il nutrizionista
Il primo prodotto che il nutrizionista dichiara di evitare sono i succhi di frutta confezionati, anche quelli etichettati come “senza zuccheri aggiunti”. Secondo il professionista, la pastorizzazione e il processo industriale ridurrebbero in modo significativo il contenuto di vitamine idrosolubili, come vitamina C e alcune del gruppo B.
Va precisato che i succhi 100% frutta non contengono zuccheri aggiunti, ma mantengono gli zuccheri naturalmente presenti nel frutto. Senza la fibra della polpa intera, l’assorbimento può risultare più rapido. Le principali linee guida nutrizionali suggeriscono infatti di preferire la frutta fresca intera rispetto ai succhi, limitandone il consumo abituale.
Il nutrizionista cita anche la questione delle confezioni in cartone poliaccoppiato e la possibile esposizione a microplastiche, tema oggetto di studi ancora in corso.

Succhi di frutta, insaccati e carni lavorate: cosa osserva il nutrizionista – www.ledonnedelfood.it
Al secondo posto colloca insaccati, cordon bleu, nuggets e prodotti a base di carne ultra processata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato le carni lavorate come cancerogene per l’uomo (gruppo 1) in relazione al consumo frequente e prolungato, soprattutto per il rischio di tumore del colon-retto.
Molti di questi prodotti possono contenere carni separate meccanicamente, additivi, conservanti e panature con farine raffinate e oli vegetali. Il consiglio condiviso dalla maggior parte delle linee guida è di limitarne il consumo, privilegiando carne fresca e metodi di cottura semplici.
Le affermazioni sui solventi o coloranti per rendere la carne “più appetibile” non sono una pratica consentita nei prodotti regolamentati dalla normativa europea. L’etichettatura obbliga alla dichiarazione degli ingredienti e degli additivi utilizzati.
Fritti e oli di semi: tra omega-6 e raccomandazioni ufficiali
Il terzo punto riguarda i cibi fritti o prefritti in oli di semi industriali, come girasole, mais, colza o arachidi. Il nutrizionista sostiene che un consumo eccessivo possa avere effetti negativi nel tempo, citando la presenza di omega-6 e il possibile impatto sul fegato.
Gli oli di semi sono ricchi di acidi grassi polinsaturi, tra cui omega-6. Le linee guida europee e italiane non li considerano “tossici” di per sé, ma raccomandano equilibrio tra omega-6 e omega-3 nella dieta complessiva. Il problema principale dei fritti industriali non è solo il tipo di olio, ma la frittura ad alte temperature, il riutilizzo degli oli e l’elevata densità calorica.
Le società scientifiche suggeriscono di limitare il consumo di alimenti ultra processati e fritti, indipendentemente dal grasso utilizzato, privilegiando cotture come vapore, forno o griglia. L’olio extravergine d’oliva resta il grasso di riferimento nella dieta mediterranea, riconosciuta per i suoi benefici cardiovascolari.
L’affermazione secondo cui alcuni oli venissero utilizzati in passato come lubrificanti industriali è legata alla loro versatilità chimica, ma non implica automaticamente un rischio alimentare. Gli oli destinati all’uso alimentare sono sottoposti a standard di qualità specifici.
Il messaggio di fondo del nutrizionista coincide con indicazioni condivise da molte linee guida: ridurre il consumo di prodotti ultra processati, leggere le etichette, privilegiare alimenti freschi e poco trasformati. Non esiste un singolo alimento “da bandire” in assoluto, ma una dieta complessiva che dovrebbe essere varia, equilibrata e ricca di prodotti vegetali.
La spesa quotidiana diventa così un esercizio di consapevolezza. Scegliere meno confezioni e più ingredienti semplici può fare la differenza nel lungo periodo.








